dark pixel frank

Colori primari, concetti basilari, grafiche da appendere sul chiodo fisso dell’anticapitalismo. Con la stessa cura con cui si organizza un attentato.

comunicato #1

Dark Pixel Frank dà il nome a quel pezzo di lavoro che salvo dall’alienazione. Dalla perdita di controllo su ciò che faccio per correre dietro alle richieste dei clienti. Dentro ci sono alcune delle mie influenze visive: la concreta solidità geometrica di Malevich, l’arte al servizio della rivoluzione del suo allievo El Lissitzky, un po’ della colorata spiritualità di Kandinsky. C’è il fotogiornalismo in bianco e nero di cui Cartier-Bressons è solo il più famoso. Ma andrebbero bene anche Berengo Gardin, Tano D’Amico o Alberto Korda. Ci sono le forme e i colori della Bauhaus di Walter Gropius e lo spirito propagandistico dei dazebao maoisti. C’è la brutalità del manifesto politico degli anni ’70 e le scritte sui muri a pennellessa e biancone o con la bomboletta spray. Il graffio del punk e le tag del rap. C‘è la pixel art che ha accompagnato la mia generazione figlia degli anni ’80 e il vettoriale della grafica digitale contemporanea. E soprattiutto c’è la mia influenza politica, il marxismo, l’ottobre dell’assalto al cielo e del tentativo, da parte di una minoranza organizzata, di costruire l’indipendenza politica del proletariato e il movimento rivoluzionario che fino ai nostri giorni contribusce a cercare lo sconvolgimento dei rapporti capitalistici. Nel mio piccolo cerco di mantenere viva questa tradizione della distruzione della tradizione.

Però come cantava una volta il mio gruppo punk: “siamo nati di sera, mentre l’ultima luce moriva” e posata la polvere dei grandi sconvolgimenti del novecento, il mondo do oggi ci mostra che non siamo riusciti a farcela. Siamo di nuovo schiavi, intrappolati in questo incubo oscuro di capitalismo marcescente e nauseabondo. Ma se abbiamo la forza di allungaro lo sguardo, vediamo che l’umanità non ci parla contro la necessità della rivolta. Nonostante tutti gli errori e tutte le sconfitte subite, i nostri tentativi rivoluzionari, immaturi e singhiozzanti, restano giusti. Tappe sulla lunga via che porta alla liberazione. Spaccature dentro un sistema nel quale il profitto è il soggetto e l’uomo l’oggetto e che precipitano sul campo della lotta di classe il desiderio di una vita libera da bugie e inganni lunghi secoli.

Rifiutare i ricatti del futuro, quelli del passato e stabilire nuove relazioni sociali, e farlo adesso. Qui e ora. È un desiderio legittimo. Perché abbiamo una vita sola da spendere e viverla bene quindi è la cosa, forse, più importante. Se però l’idea di una vita spesa bene si collega all’idea che essa possa essere buona per tutti: allora questa vita spesa bene può esistere solo nella lotta.  Tutte queste rotture rivoluzionarie non sarebbero mai potute avvenire se molti altri come me e come te non avessero messo qualcosa di loro stessi in questa battaglia che sembra eterna. Dietro a tutti noi esiste un percorso comune che ci lega attraverso gli spazi e i tempi della storia umana.  A conti fatti, sappiamo  di non avere altra scelta. Amiamo la vita e, proprio per questo, riusciamo da sempre a sacrificarci in suo nome. Imparando nostro malgrado la necessità dell’attacco allo stato capitalista e pagandone sempre un prezzo salato . Tutti quanti noi, abbiamo alle spalle la luce che irradiano i grandi rivoluzionari del passato e di fronte quest’ombra. Un’ombra figlia della luce, senza la quale però saremmo solo spettri. Ci auguro di trovarci ancora sulle vie sconosciute e tortuose che conducono alla ricerca della liberazione, insieme a tanti altri.

Oltre 2.000 case salvate da muri filo-capitalisti

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